Che cos’è la displasia evolutiva dell’anca

La displasia evolutiva dell’anca comprende uno spettro di condizioni nelle quali la testa del femore e l’acetabolo non sviluppano un rapporto pienamente stabile e congruente. Si va da una maturazione ancora incompleta, spesso transitoria, fino a forme più importanti di instabilità, sublussazione o lussazione.

Nel neonato gran parte dell’articolazione è ancora cartilaginea e quindi non è ben rappresentata dalla radiografia. L’ecografia consente invece di visualizzare le strutture cartilaginee e ossee e di valutarle in una fase molto precoce della vita.

Quando si esegue

La tempistica non è identica per tutti. Dipende dal programma di screening adottato, dall’esame clinico, dalla storia del neonato e dagli eventuali fattori di rischio. In molti percorsi l’esame viene programmato tra la quarta e la sesta settimana di vita; può essere indicato prima in presenza di reperti clinici sospetti o secondo diversa valutazione del pediatra.

Tra i principali fattori di rischio considerati rientrano la presentazione podalica, la familiarità per displasia evolutiva dell’anca e un esame clinico dubbio o positivo. Il sesso femminile è associato a una maggiore frequenza, ma la decisione sullo screening non va ridotta a un solo fattore.

Come si svolge l’esame

Il neonato viene posizionato delicatamente sul fianco. Una piccola quantità di gel viene applicata sulla regione laterale dell’anca e la sonda lineare ad alta frequenza viene appoggiata senza pressione dolorosa. Vengono acquisite immagini standardizzate di entrambe le anche.

La parte più importante non è “scattare una foto”, ma ottenere un piano anatomico corretto e riproducibile. Per questo il posizionamento deve essere stabile e le immagini devono mostrare chiaramente i punti di riferimento previsti dal metodo.

Perché il posizionamento conta

Rotazioni anche minime del bacino o della sonda possono modificare l’aspetto dell’immagine e rendere meno affidabili le misurazioni. Un supporto di posizionamento dedicato aiuta a mantenere il neonato sul fianco, riduce i movimenti e limita gli errori tecnici. Non sostituisce l’esperienza dell’operatore, ma rende più standardizzata l’acquisizione.

Che cos’è il metodo Graf

Il metodo Graf è una tecnica standardizzata per l’ecografia dell’anca neonatale. Prevede l’identificazione di un preciso piano anatomico, il riconoscimento di specifici punti di riferimento e la misurazione degli angoli che descrivono la componente ossea e cartilaginea dell’acetabolo.

L’angolo alfa è il principale parametro della copertura ossea; l’angolo beta contribuisce alla valutazione della componente cartilaginea. Questi dati, insieme all’età del neonato e alla qualità tecnica dell’immagine, consentono di classificare l’anca e di distinguere una maturazione normale, un’immaturità fisiologica o un quadro patologico.

La classificazione non deve essere interpretata isolatamente dai genitori: il significato clinico dipende dall’età, dalla stabilità, dall’esame obiettivo e dall’eventuale evoluzione ai controlli.

Che cosa contiene il referto

  • valutazione separata dell’anca destra e sinistra;
  • qualità e correttezza del piano anatomico;
  • misurazioni previste dal metodo Graf;
  • classificazione di ciascuna anca;
  • indicazione di normalità, immaturità o alterazione;
  • eventuale consiglio di controllo o invio all’ortopedico pediatrico.

Al termine dell’esame i reperti vengono spiegati ai genitori con parole comprensibili. Se è necessario un approfondimento, viene indicato chiaramente il percorso successivo.

Cosa portare e come preparare il neonato

Non serve digiuno e non sono necessarie preparazioni particolari. È utile portare:

  • richiesta o indicazione del pediatra, se disponibile;
  • documentazione della nascita e degli eventuali fattori di rischio;
  • referti di precedenti ecografie o visite ortopediche;
  • pannolino e cambio;
  • il neonato possibilmente tranquillo, spesso più collaborante dopo la poppata.

Perché è importante una diagnosi precoce

Un’anca riconosciuta precocemente può essere seguita o trattata nella fase in cui l’articolazione è più modellabile. Questo non significa che ogni reperto immaturo richieda terapia: molte anche maturano spontaneamente. Significa però che le forme che necessitano di controllo o trattamento non devono essere perse.

L’esame ecografico non sostituisce la visita pediatrica e la visita non sostituisce l’ecografia quando quest’ultima è indicata: i due momenti sono complementari.

Contenuti a cura del Dott. Davide Ferrari — Medico chirurgo. Formazione certificata nel metodo Graf presso Erasmus MC Rotterdam. Ultimo aggiornamento: luglio 2026.